Cantina “Arno/Tino”

Le cantine “Arno” e “Tino” sono costituite da due locali separati perché attualmente di due proprietà diverse.
La parte denominata “Arno” è situata al piano terra ed è costituita da un cantinello seminterrato con un ampio locale avente accesso diretto dalla corte, la parte denominata “Tino” è situata a piano interrato con accesso esterno dalla strada mediante una scala adiacente al fabbricato.
La cantina “Arno” prende il nome da Branchini Arno detto comunemente e conosciuto da tutti come “Set” proprietario sino al 2009 prima di lasciare l’immobile ai propri famigliari, la moglie Salvetti Agostina con i figli Alfonsina e Mauro (anch’egli e ancor oggi chiamato “Set”). Arno era chiamato da tutti “Set” perché era talmente magro (come un chiodo) che tutti hanno iniziato a chiamarlo “Seteti” (magro come sette etti) per poicontinuare a chiamarlo brevemente “Set”. La cantina è sempre stata di proprietà della famiglia Branchini, prima ancora di Branchini Alfonso papà di Arno e ancor prima di proprietà di alcuni parenti della famiglia Branchini detti comunemente “Cilippi”.
Il cantinello era utilizzato per l’imbottigliamento del vino ed era presente anche un vecchio torchio, successivamente nel piccolo locale venivano conservati anche formaggi e salumi mentre nella stanza adiacente viveva la famiglia di Branchini Alfonso che utilizzava il locale come cucina. La cantina “Tino” originariamente e fino all’anno 1864 è stata di proprietà di Bellatti Vincenzo, bis-nonno dell’attuale proprietario Bellatti Graziano detto comunemente “Tino”; successivamente è stata ereditata da Bellatti Antonio (nonno del Tino) fino all’anno 1932 per poi passare a Bellatti Silvio figlio e papà del Tino sino al 1966; attualmente è di proprietà del figlio Tino e come si è potuto constatare che la cantina in oggetto è da sempre stata di proprietà della famiglia Bellatti. Nel 1944 era utilizzata dai Partigiani come rifugio e/o nascondiglio, la scala di accesso era coperta da tronchi tra i quali c’era un piccolo vano di accesso coperto da delle fascine di legno che venivano facilmente tolte quando bisognava velocemente accedere al rifugio posto al piano interrato.
Dal 1972 non è più stata utilizzata, ovvero da quando il proprietario non ha più coltivato la vigna per la produzione del vino che negli anni precedenti veniva conservato nella stessa cantina. Attualmente necessita di alcuni lavori di manutenzione e per la manifestazione “Colico in Cantina” verrà rifatta la scala di accesso ripristinando gli originali gradini in pietra, conservati dal proprietario, ed il parapetto di protezione a delimitazione del vano scala.
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